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NORMATIVA
Normativa nazionale - Circolari - Contratti pubblici di lavori, servizi e forniture

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Circolare del Ministero de lavori pubblici 19 luglio 1986 n. 27690
Decreto ministeriale 24 gennaio 1986. Istruzioni relative alla normativa tenica per le costruzioni in zona sismica.Istruzioni per l'applicazione del d.m. 24 gennaio 1986 recante "Norme tecniche per le costruzioni in zona sismica".
 

1.PREMESSA
Con decreto ministeriale 2-7-1981 è stata emanata la normativa tecnica per la riparazione ed il rafforzamento degli edifici danneggiati dal sisma e ricadenti in zone classificate ai sensi dell'art. 3, titolo II, della legge 2-2-1974, n. 64.
La normativa, definita dal Ministero dei lavori pubblici in forza al quarto comma dell'art. 10 della legge 14-5-1981, n. 219 recante <<ulteriori interventi a favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici del novembre 1980 e del febbraio 1981>>, è pertanto specificatamente riferita alla riparazione di edifici comprendenti <<unità immobiliari>> destinate ad uso abitazione ricadenti nelle Regioni Basilicata, Campania e Puglia, per le quali è prevista l'assegnazione di un contributo o di un finanziamento erariale.
Con la circolare n. 21745 in data 30-7-1981 emanante istruzioni per l'applicazione della predetta normativa veniva ribadito il principio secondo il quale gli interventi di riparazione di edifici ad uso abitazione, in zone sismiche, anche di recente classificazione, quando il danno non è imputabile al sisma, ma dipendente da altre cause, rimangono disciplinati, sotto l'aspetto tecnico, dalle norme approvate con decreto ministeriale 3-3-1975, ora sostituito dal decreto ministeriale 19-6-1984, il cui Capo C.9 resta operante.
Con decreto ministeriale 24-1-1986 è stata emanata una nuova articolazione del citato punto C.9 nel quale è compresa oltre una più completa normativa per le riparazioni, altresì la normativa per l'adeguamento dell'edilizia esistente qualunque sia la causa del danno. La predetta normativa, anche se elegge, quale modello tipologico, l'edificio destinato ad uso abitazione, tuttavia, potrò utilmente assumersi come riferimento metodologico anche per gli interventi relativi ad edifici di diversa destinazione d'uso.
Dato il carattere peculiare della materia, difficilmente assoggettabile a rigide regole vincolanti, la normativa ha voluto preordinatamente stabilire soltanto concetti fondamentali, nel cui ambito ricercare la soluzione più adatta al caso specifico.
La normativa lascia pertanto, nel rispetto di tali principi, un'ampia facoltà di scelta delle soluzioni progettuali, e delle modalità tecniche operative, in relazione alle specifiche caratteristiche dell'edificio in rapporto agli interventi previsti.
Per gli edifici in muratura, ad esempio, che costituiscono la quasi totalità dei centri storici e delle costruzioni rurali, la casistica degli interventi è estremamente vasta e complessa e pertanto ogni caso richiede un attento studio per una corretta applicazione della più appropriata tecnologia di intervento specificatamente necessaria.
Per l'applicazione della normativa, quanto più conforme ai criteri dalla stessa fissati, sono state elaborate le presenti istruzioni, nell'intento di fornire un'utile guida agli operatori, dando loro suggerimenti pratici e con l'illustrazione di alcune fra le più ricorrenti tecnologie di intervento.


2.OPEPERAZIONI PROGETTUALI
2.0. Campo di validità
Al punto C.9.0. la norma precisa che negli interventi di adeguamento o di miglioramento degli edifici esistenti non sussiste l'obbligo del rispetto della normativa riguardante le nuove costruzioni, riportata nei capitoli precedenti, ove questa non sia espressamente richiamata.
In particolare, potranno essere mantenute le volumetrie e le altezze esistenti anche se queste non rispettano le limitazioni indicate ai punti C.2. e C.3. delle stesse norme. Analogamente, qualora il progettista non ne ravvisi la necessità, non dovranno necessariamente essere rispettate le prescrizioni di cui al punto C.6.4. relative alle fondazioni.
Nello stesso modo potrà non essere rispettato il punto C.4. riguardante l'ampiezza dei giunti di separazione; in questo caso la norma indica anche al punto C.9.3.4. le possibili alternative.
2.1. Strutture in elevazione
Le norme, al punto C.9.3. precisano che gli interventi su di un edificio si realizzano mediante provvedimenti tecnici intesi a ridurre gli effetti delle azioni sismiche e ad aumentare la resistenza dell'organismo edilizio a tali azioni, nonché a ripristinare l'integrità delle strutture eventualmente danneggiate.
I provvedimenti intesi a ridurre gli effetti sismici sono indicati al successivo punto C.9.3.1. delle norme e si possono realizzare:
1) alleggerendo la costruzione mediante l'eventuale demolizione di sopraelevazioni e l'eliminazione di carichi permanenti pesanti e sostituzione con altri di materiale leggero particolarmente nelle pavimentazioni e sovrastrutture, specie nelle parti più elevate dell'edificio;
2) eliminando, quanto più possibile, elementi anche strutturali, che possano provocare effetti torsionali sotto l'azione delle forze sismiche (pensiline, balconi, sporgenze, ecc.) o aggiungendo nuovi elementi irrigidenti, che contrastino la rotazione stessa;
3) modificando la pianta dell'edificio in guisa da eliminare dissimmetrie planimetriche, tendendo ad avvicinare il centro delle rigidezze al centro delle masse;
4) separando, se possibile, le parti di un edificio strutturalmente irregolare, per renderle indipendenti l'una dall'altra, ciascuna delle quali strutturalmente regolare.
La creazione o l'eliminazione di giunti, possono produrre nel contesto dell'intervento due effetti qualitativamente diversi: modificare la distribuzione in pianta delle rigidezze e delle masse e frazionare o unificare lo schema resistente alle azioni orizzontali.
Quest'ultimo effetto può risultare favorevole, ad esempio, in presenza di corpi di fabbrica di altezze differenti, regolarizzando, con la creazione di giunti, il comportamento dinamico della costruzione.
In ogni caso tutti questi interventi devono tendere a ridurre l'eccentricità tra il centro delle masse e quello delle rigidezze, sì da mitigare l'influenza dei moti torsionali di vibrazione sulla risposta dinamica dell'edificio.
Per quanto riguarda la distribuzione in verticale delle rigidezze, si fa rilevare che ogni brusca variazione può determinare una concentrazione del danno ed in definitiva una riduzione della duttilità complessiva disponibile nella costruzione.
Gli interventi ora illustrati tendono in sostanza a correggere il comportamento della costruzione riducendo le conseguenze di una inadeguata progettazione sismica che a volte è la causa principale dei dissesti prodotti.
2.2. Fondazioni
Prima di procedere ad un intervento sulle strutture di norma si deve tenere presente la situazione del complesso terreno- fondazione, secondo quanto indicato dalle specifiche norme tecniche approvate con decreto ministeriale 21-1-1981 e relative istruzioni.
In particolare, nel caso di edifici situati su (o in prossimità di) pendii naturali, oltre agli accertamenti prescritti al punto A.2. deve essere assicurata anche la stabilità globale del pendio con la fondazione stessa, secondo quanto disposto alla Sezione G dal decreto ministeriale 21-1-1981.
In generale, per giudicare della consistenza del terreno sono particolarmente utili le prove in sito e se i terreni sono a granulometria fina, le prove penetrometriche e dilatometriche. Si richiama l'attenzione a questo riguardo sulla opportunità che il penetrometro venga infisso in aderenza alla fondazione onde interessare con l'indagine il terreno già consolidato dal peso dell'edificio.
Lo studio dell'eventuale consolidamento delle fondazioni si rende necessario quando siano manifesti segni di dissesto nella elevazione attribuiti ad inadeguatezza delle strutture di fondazione, oppure a cedimenti differenziali della fondazione stessa. In questo secondo caso si dovrà innanzi tutto accertare quali siano state le cause che hanno prodotto il fenomeno e se tali cause siano ancora agenti o il fenomeno possa essere riattivato in futuro anche per eventi sismici.
Qualora si constati l'avvenuto esaurimento dei fenomeni di assestamento e la conseguente stabilizzazione della costruzione nella configurazione lesionata, si dovrà verificare la compatibilità dell'intervento previsto con lo stato di equilibrio del sistema terreno-fondazione-elevazione raggiunto. Occorre infatti evitare che gli eventuali interventi in elevazione o in fondazione, turbando il suddetto equilibrio, attivino ulteriori dissesti.
Qualora invece non siano presenti dissesti strutturali attribuibili ad insufficienza delle strutture di fondazione oppure a cedimenti differenziali del terreno e siano verificate tutte le circostanze a), b), c), d) riportate nel decreto ministeriale 24-1- 1986 al punto C.9.3., potranno essere omessi gli interventi sulle strutture di fondazione e le relative verifiche. In tal caso, sarà cura del progettista motivare tale decisione sulla base dello stato di fatto delle strutture, e delle valutazioni fatte sulle caratteristiche del terreno, nonché dell'influenza degli interventi previsti sulla struttura.


3. EDIFICI IN MURATURA
Provvedimenti tecnici di intervento di adeguamento
3.1. Pareti murarie
Per aumentare la resistenza di un elemento murario si può ricorrere, in genere, ad uno o più dei seguenti provvedimenti:
- iniezioni di miscele leganti;
- applicazione di lastre in cemento armato o di reti metalliche elettrosaldate;
- inserimento di pilastrini in cemento armato o metallici in breccia nella muratura;
- tirantature orizzontali e verticali.
Gli interventi localizzati sono sconsigliati come unico modo di rafforzamento delle murature se non inseriti in un sistema generale di riorganizzazione della struttura.
Devono essere eliminati o consolidati indebolimenti locali delle pareti murarie in prossimità degli innesti e degli incroci per l'eventuale presenza di canne fumarie o vuoti di qualsiasi genere.
In caso di irregolare distribuzione delle aperture (vani di finestre o porte) nei muri maestri, quando non sia possibile la loro chiusura, con muratura efficacemente immorsata alla esistente, si deve provvedere alla cerchiatura delle aperture stesse a mezzo di telai in cemento armato o metallici collegati alla muratura adiacente tramite perforazioni armate.
3.2. Applicazione di tiranti
Ove non sia presente un efficace cordolo in cemento armato, devono disporsi tiranti ancorati tramite piastre di dimensioni opportune o di chiavi, che consentano una efficace cerchiatura dell'edificio.
I tiranti possono essere realizzati con normali barre in acciaio per armatura, piatti o profilati metallici o con trefoli in acciaio armonico.
Questi possono essere disposti sia orizzontalmente che verticalmente, e devono essere estesi a tutta la dimensione della parete.
Se i solai non sono in grado di assicurare un sufficiente incatenamento delle pareti, si deve intervenire con tiranti orizzontali, ancorati all'esterno delle pareti medesime. In alternativa si potrà far funzionare i solai come incatenamenti, applicando alle travi ed ai travetti, se questi elementi possono essere ritenuti idonei allo scopo, chiavi metalliche ancorate all'esterno delle pareti.
L'uso dei tiranti di acciaio, analogamente a quello dei cordoli di piano, mira a migliorare lo schema strutturale tramite la realizzazione di efficaci collegamenti tra le strutture murarie portanti, assicurando un funzionamento monolitico del complesso edilizio da consolidare.
Non risultano, per altro, trascurabili, i vantaggi che ne conseguono nei riguardi della duttilità e della risposta ultima alle azioni sismiche se i tiranti sono presollecitati. Tuttavia, per quanto riguarda in particolare la presollecitazione verticale, è opportuno che la tensione normale, nelle murature, non superi, aggiunta alla precompressione, il valore di un quinto di quella di rottura.
I tiranti possono essere posti in opera all'interno o all'esterno delle murature. Nel primo caso (tiranti trivellati) essi sono costituiti da trefoli d'acciaio armonico disposti inguainati entro fori trivellati nello spessore delle murature. Nel secondo caso i tiranti sono costituiti da barre, piatti o profilati in acciaio paralleli sulle due facce della muratura ed ammorsati ad una piastra in testa del muro per mezzo di un sistema a vite che consente di imprimere uno stato di presollecitazione. Questo tipo di tiranti è prevalentemente usato nella disposizione orizzontale.
Gli elementi di contrasto sulle murature, sono di regola costituiti da piastre metalliche che hanno il compito di distribuire la forza indotta dal tirante sulla muratura evitando concentrazioni di sforzi. Le tirantature orizzontali, adempiono inoltre, al compito di legare le pareti ortogonali: a questo fine è opportuno che le teste dei tiranti siano collegate a piastre o a chiavi di dimensioni adeguate alle caratteristiche di connessione.
I tiranti esterni sono costituiti da barre metalliche aderenti alle murature o poste in scanalature ricavate sulla loro superficie in modo da occultarne la vista. Anche qui, per i tiranti orizzontali, è opportuno disporre chiavi in testata, di dimensioni tali da garantire una buona legatura tra le murature.
3.3. Iniezioni di miscele leganti.
L'adozione di iniezioni di miscele leganti, mira al miglioramento delle caratteristiche meccaniche della muratura da consolidare. A tale tecnica, pertanto, non può essere affidato il compito di realizzare efficaci ammorsature dei muri e quindi di migliorare, se applicata da sola, il primitivo schema strutturale.
Le iniezioni possono essere eseguite con miscele cementizie, semplici o additivate, oppure a base di resine organiche.
Le miscele a base di resine saranno scelte adottando, in generale, prodotti a basso valore di modulo elastico quando l'ampiezza media delle lesioni è piccola e a più elevato valore di detto modulo per riempimenti di zone estese.
a) Miscela a base di legante cementizio.
La miscela da iniettare deve possedere le seguenti proprietà:
- buona fluidità;
- buona stabilità;
- tempo di presa opportuno;
- adeguata resistenza;
- minimo ritiro.
Tali proprietà, sono agevolmente conseguibili con le sospensioni cementizie in acqua, semplici o con sabbie molto fini a granuli arrotondati, caratterizzate da valori del rapporto acqua- cemento in genere variabili da 0,6 a 1,2 e migliorate con l'aggiunta di additivi fluidificanti ed espansivi antiritiro. Il cemento deve essere di granulometria molto fine.
La scelta della pressione di immissione va fatta tenendo conto che le dilatazioni trasversali prodotte dal fluido in pressione, a causa delle eventuali discontinuità della muratura nei piani paralleli ai paramenti, potrebbero modificare negativamente la configurazione di equilibrio raggiunta dalla costruzione.
In ogni caso le iniezioni devono essere fatte a bassa pressione, eventualmente ricorrendo a fasi successive con pressioni via via crescenti e vanno condotte iniziando dal basso, e procedendo con simmetria.
Nel caso di murature incoerenti e caotiche, l'uso di questa tecnica richiede la loro incamiciatura o il ricorso ad altri provvedimenti cautelativi per non disperdere la miscela.
La tecnica operativa può essere articolata nelle seguenti fasi di lavoro:
a) scelta dei punti in cui praticare i fori, effettuata in funzione della diffusione delle fessure e della porosità del muro; in genere sono sufficienti 2-3 fori per mq;
b) asportazione dell'intonaco lesionato e stuccatura con malta cementizia delle lesioni per evitare risorgenze di miscela;
c) esecuzione dei fori con perforazioni di diametro fino a 40 mm, eseguite mediante trapani o sonde rotative;
d) posizionamento nei fori degli ugelli di immissione e successiva sigillatura con malta di cemento;
e) immissione preliminare di acqua a leggera pressione, allo scopo di effettuare il lavaggio delle sezioni filtranti e di saturare la massa muraria;
f) iniezione della miscela.
Nel caso di dissesti localizzati in zone limitate può risultare conveniente risanare dapprima a bassa pressione queste zone e poi operare a pressione più elevata, nelle zone rimanenti.
b) Miscele a base di resine organiche.
Stante la forte dipendenza, per il buon esito dell'operazione, dal dosaggio dei componenti base e dalle condizioni di esecuzione, si consiglia l'uso delle iniezioni di miscele a base di resine organiche (possibilmente epossidiche) nei soli casi in cui risulti dimostrata la convenienza economica e si possa fare ricorso ad operatori specializzati.
La tecnica operativa resta, comunque, non dissimile da quelle già illustrate per le iniezioni cementizie alla quale si rimanda.
c) Iniezioni armate.
Tale sistema di consolidamento prevede l'inserimento nella muratura di un reticolo di barre metalliche, assicurandone la collaborazione per aderenza mediante miscele cementanti. In condizioni sfavorevoli, può essere necessario consolidare preventivamente la muratura mediante iniezioni semplici.
L'uso di questa tecnica è consigliabile allorché si debbano realizzare efficaci ammorsature tra le murature portanti, nei casi in cui non si possa ricorrere all'uso di altre tecnologie. In questo caso le cuciture si realizzano mediante armature di lunghezza pari a 2-3 volte lo spessore delle murature, disposte in fori trivellati alla distanza di 40-50 cm l'uno dall'altro e preferibilmente inclinati alternativamente verso l'alto e verso il basso.
Le miscele leganti da impiegare sono dello stesso tipo di quelle esaminate al punto 3.3. con l'avvertenza che dovranno essere ancora più accentuate le caratteristiche di aderenza ed antiritiro, oltre che di resistenza, per poter contare sulla collaborazione fra armature e muratura, poiché nel caso specifico le iniezioni sono localizzate nelle zone più sollecitate.
Ove possibile è consigliabile realizzare blocchi resistenti alle estremità delle barre, sia con tecniche analoghe alle chiodature in roccia, che con l'inserimento di chiavi o piastre metalliche alla estremità della barra sulla superficie esterna del muro.
3.4. Applicazione di lastre e reti metalliche elettrosaldate
L'intervento mira a conservare, adeguandola alle nuove esigenze la funzione resistente degli elementi murari, fornendo ad essi un'adeguata resistenza a trazione e dotandoli di un grado più o meno elevato di duttilità, sia nel comportamento a piastra che in quello a parete di taglio.
E' opportuno che questo tipo di intervento venga esteso, con particolari accorgimenti, in corrispondenza degli innesti murari, onde realizzare anche una modificazione migliorativa dello schema strutturale.
Il consolidamento si effettua con l'apposizione, possibilmente su una o entrambe le facce del muro, di lastre cementizie opportunamente armate e di adeguato spessore. Le armature sono costituite da barre verticali ed orizzontali o da reti, nonché da ferri trasversali passanti nel muro che assicurino i collegamenti.
In relazione al tipo ed allo stato di consistenza della muratura, a questo intervento può essere associata la iniezione in pressione, nel corpo murario, di miscele leganti.
Su ciascun elemento murario l'intervento può ancora essere dosato, sia operando per "fasce" verticali ed orizzontali, sia limitandolo al solo rinforzo del perimetro dei vani porta o finestra o adottando un sistema misto di rinforzo.
La tecnologia dell'intervento, di norma è articolata nelle seguenti operazioni:
1) preparazione delle murature, previa adeguata puntellatura: asportazione dell'intonaco, riempimento delle cavità esistenti con particolare riguardo a quelle in prossimità delle ammorsature tra i muri, rifacimento a cuci-scuci;
2) spazzolatura e lavaggio con acqua o ad aria in pressione;
3) esecuzione delle perforazioni nella muratura per l'alloggiamento delle barre trasversali di collegamento;
4) applicazione delle barre o delle reti di armatura su una o entrambe le facce del muro, con adeguate sovrapposizioni e risvolti;
5) messa in opera di distanziatori dell'armatura dal muro, per consentire il completo avvolgimento delle barre da parte della lastra cementizia, di spessore adeguato e comunque non inferiore a 2 cm;
6) alloggiamento, nei fori, delle barre trasversali con adeguati risvolti di ancoraggio;
7) l'inserimento dei collegamenti delle lastre cementizie agli elementi resistenti di contorno (solai - cordoli - pareti trasversali - fondazioni);
8) esecuzione della lastra cementizia per lo spessore prefissato, dopo abbondante lavaggio della superficie muraria;
9) esecuzione delle eventuali iniezioni nei muri, effettuate con pressioni che, per la presenza della lastre armate aventi funzione di contenimento, possono essere anche elevate, fino a 2-3 Kg/cmq
3.5. Inserimento di cordoli e pilastrini
Tale tecnica non differisce, nelle finalità, da quella precedentemente illustrata.
Il concetto informatore è quello dell'introduzione nelle murature di elementi resistenti - atti a confinare la muratura o dotarla di duttilità strutturale - in modo discontinuo e concentrato, anziché diffuso.
Per tale motivo è consigliabile l'adozione di questa tecnica quando si debba operare con murature a blocchi squadrati (mattoni, pietre lavorate) o comunque di discreta consistenza, risultando per contro sconsigliabile per interventi su murature di costituzione caotica e con malta degradata.
Il funzionamento dell'insieme strutturale si modifica profondamente in senso positivo, solo se gli elementi in cemento armato o in acciaio, sono convenientemente organizzati fra loro ed in rapporto alla muratura, come può ottenersi eseguendo una serie di cordoli verticali ed orizzontali tutti collegati fra loro.
L'inserimento di pilastrini, in breccia è effettuato a distanze regolari (circa 2 m). Si crea uno scasso per circa 15 cm all'interno della muratura e si realizza l'ancoraggio, per mezzo di staffe passanti o di spaccature distribuite lungo l'altezza.
Per la realizzazione di cordoli a tutto spessore, è necessario procedere al taglio a forza della muratura, operando per campioni o globalmente.
Nel primo caso si affida la resistenza del pannello murario durante le fasi realizzative alle porzioni di murature integre o già trattate; nel secondo caso occorre disporre appositi sostegni (eventualmente martinetti) ai quali è delegato il compito di sostenere i carichi verticali durante la costruzione del cordolo.
Per i cordoli di tipo a spessore parziale è necessario predisporre tagli passanti per realizzare poi collegamenti di ancoraggio e sostegno; se due cordoli cingono la muratura al medesimo livello, tali collegamenti hanno sagoma cilindrica, mentre se il cordolo è da un solo lato, tali collegamenti sono conformati a mo' di tronco di piramide con dimensione maggiore verso l'esterno.
L'armatura metallica è costituita da una gabbia formata da barre longitudinali e staffe, con un minimo di 4 ø12 e staffe ø6 ogni 30 cm.
Nei cordoli a tutto spessore, realizzati globalmente, i martinetti a vite restano inglobati nel getto.
L'esecuzione di cordoli e acciaio avverrà con modalità analoghe a quelle sopra indicate, assicurando la collaborazione con la
muratura mediante opportune zancature.
3.6. Archi e volte
Gli archi e le volte devono essere muniti di cinture, chiavi e tiranti, posti convenientemente in tensione, ed atti ad assorbire integralmente le spinte, a meno che le murature di sostegno abbiano spessori sufficienti a sopportare le spinte, valutate tenendo conto anche delle azioni sismiche.
Qualora occorra risanare o rinforzare le volte, è possibile intervenire con la tecnica delle iniezioni di miscele leganti meglio se integrate da perforazioni armate.
Nel caso delle volte di luce non molto grande, un valido sistema di rafforzamento consiste nel costruire in aderenza un guscio portante, generalmente estradossato, realizzato da una rete metallica elettrosaldata chiodata alla struttura da rinforzare e da uno strato di malta antiritiro ad elevata resistenza o di miscele di resine. L'intervento deve essere preceduto da una accurata pulitura della superficie, in aderenza alla quale si esegue il rinforzo, con aria compressa ed eventualmente qualora si impieghino malte cementizie, con acqua, nonché dalla sigillatura delle lesioni macroscopiche.
Con tale procedimento, in particolare, è possibile evitare interventi sulla superficie di intradosso, il che assume fondamentalmente importanza allorché questa ultima sia affrescata o presenti, comunque, caratteristiche estetiche da non alterare.
Gli archi e le volte che siano interessati da gravi dissesti, se realizzati con muratura di non buona consistenza e fattura, devono essere eliminati.
3.7. Solai
Il restauro statico del solaio deve puntare al soddisfacimento dei seguenti requisiti fondamentali:
- resistenza adeguata ai carichi previsti in fase di utilizzazione;
- in relazione a detti carichi, rigidezze (trasversali e nel proprio piano) sufficienti ad assicurare sia la funzionalità in esercizio dell'elemento strutturale, sia la funzione di diaframma di collegamento e ripartizione tra le strutture verticali;
- collegamento efficace con le murature verticali, agli effetti delle trasmissioni degli sforzi.
I primi due requisiti, nel caso di solai in legno, possono essere agevolmente realizzati, ad esempio, inchiodando al tavolato esistente uno strato di tavole ortogonali alle precedenti di conveniente spessore (S>3 cm) oppure, realizzando una soletta di calcestruzzo armato di sufficiente spessore per assicurare resistenza e rigidezza alla struttura mista finale (legno - cemento armato).
Qualora i solai siano deteriorati, sì da non possedere adeguata rigidezza nel proprio piano, essi devono essere sostituiti o rinforzati.
Nel caso si impieghino travetti prefabbricati in cemento armato ordinario o precompresso, si deve disporre una apposita armatura di collegamento dei travetti alle strutture perimetrali in modo da costituire un efficace ancoraggio sia agli effetti della trasmissione del momento negativo, sia della forza di taglio che delle azioni normali alla parete.
L'ancoraggio alle armature verticali può essere realizzato con l'esecuzione di un cordolo in cemento armato, di altezza non inferiore a quella del solaio in corrispondenza di ciascun orizzontamento oppure con il consolidamento della muratura in corrispondenza degli orizzontamenti mediante iniezioni di miscele leganti armate. In quest'ultimo caso le perforazioni possono essere eseguite trasversalmente alle murature, con andamento incrociato e inclinazione tale da interessare un'altezza pari almeno a quella del solaio, oppure orizzontalmente e parallelamente all'asse della muratura, completandole in tal caso, eventualmente, con cuciture d'angolo, in modo da legare solidamente tutti gli elementi componenti la compagine strutturale.
In alternativa, può essere sufficiente anche un collegamento discontinuo che, nel caso di solai in legno, può realizzarsi mediante piatti metallici d'ancoraggio chiodati alle travi, passanti in fori predisposti nei muri e successivamente sigillati con malta cementizia
Infine per solai in legno con cappa in calcestruzzo o solai latero-cementizi di nuova costruzione, un sufficiente collegamento può essere costituito da un cordolo continuo in cemento armato a spessore parziale o semplicemente in aderenza, provvisto di cunei di ancoraggio passanti attraverso le murature ed opportunamente armati.
3.8. Scale
Le scale in muratura a sbalzo, cioè quelle aventi gli scalini o la sottostruttura incastrati nei muri di gabbia da un lato e liberi dall'altro, devono essere di regola sostituite con scale in cemento armato o in acciaio. Possono tuttavia essere conservate soltanto se prive di lesioni e dopo averne verificata l'efficienza a mezzo di prove di carico.
Quando necessità ambientali-architettoniche richiedano la conservazione di scale a sbalzo staticamente non sicure, potranno adottarsi rinforzi con strutture metalliche oppure cementizie. In quest'ultimo caso dovrà porsi massima cura affinché gli sforzi di trazione, presenti sulla struttura muraria delle scale, siano completamente assorbiti da armature opportunamente inserite, ancorate alla muratura perimetrale e suggellate con malte cementizie antiritiro o epossidiche.
3.9. Coperture
I tetti devono essere resi non spingenti. Negli interventi di semplice miglioramento si avrà cura in particolare di assicurarsi della capacità di resistere alle azioni orizzontali da parte delle murature perimetrali ed interne che spiccano dall'ultimo solaio per sostenere il tetto e di realizzare un efficace collegamento fra le strutture del tetto e le murature suaccennate. Nel caso di tetti in legno si dovrà garantire anche una adeguata connessione fra i diversi elementi costituenti l'orditura.
Gli elementi sporgenti dalle coperture (comignoli, abbaini, parapetti, torrini, antenne, ecc.) devono essere ben fissati alla base e, se necessario, controventati.
I provvedimenti intesi ad ottenere l'adeguamento sismico possono essere i seguenti:
- costruzione di cordoli di sottotetto in c.a. per la ripartizione delle forze trasmesse alla muratura dagli elementi strutturali lignei e cerchiatura dell'edificio in sommità;
- applicazione di un tavolato di sottotetto in legno o di croci di Sant'Andrea per irrigidire la struttura nel piano di falda;
- applicazione di catene in ferro e/o in legno.
Qualora, per motivi di particolare pregio architettonico o per l'ottimo stato di conservazione della copertura, non risulti conveniente la creazione di cordoli in c.a. di sommità, si potrà, in via del tutto eccezionale, procedere al rinforzo della muratura che spicca dall'ultimo piano (compresi gli eventuali timpani) mediante iniezioni e cuciture armate o incorniciatura con lastre di c.a.; particolare cura si dovrà porre comunque per realizzare efficaci collegamenti della orditura principale lignea con la muratura così rinforzata.
3.10. Fondazioni
Nella maggior parte degli edifici in muratura, la struttura di fondazione è sostanzialmente coincidente con l'edificio stesso. Pertanto gli eventuali interventi saranno prevalentemente di tipo localizzato, tendenti a sanare eventuali situazioni di debolezza puntuali.
Nel caso di inserimento nell'edificio di una nuova muratura, la sua fondazione deve essere ammorsata in quella delle murature esistenti mediante un opportuno innesto.
La riduzione della pressione di contatto edificio-terreno può ottenersi, in generale, ampliando la base del fabbricato mediante placcaggi in conglomerato cementizio a getto od a spruzzo convenientemente armati, applicati da uno o da entrambi i lati della muratura. L'efficacia di tale intervento è peraltro legato alle caratteristiche di compressibilità del terreno e alle modalità esecutive.
In quei particolari casi il terreno di fondazione sia di scadenti proprietà fisico-meccaniche, potrà essere necessario riportare i carichi in profondità mediante pozzi o pali. Si potranno usare pali di normale diametro opportunamente collegati alle strutture, ovvero si potranno utilizzare pali di piccolo diametro eventualmente eseguiti attraverso le strutture esistenti così da collegarsi ad esse, per poi approfondirsi nel terreno sottostante.
Per i pali di regola sarà da adottare il sistema di trivellazione a rotazione, che non comporta scuotimenti pericolosi per strutture già in fase di dissesto.


4.EDIFICI IN CEMENTO ARMATO
Provvedimenti tecnici d'intervento
4.1. Generalità
I provvedimenti tecnici descritti in questa parte, riguardano prevalentemente le modalità esecutive a carattere locale, che possono costituire le singole fasi di realizzazione delle opere di adeguamento di un edificio. Il progetto generale dell'intervento che considera il comportamento globale del fabbricato in fase sismica, rimane pertanto il fattore principale che assicura la buona riuscita dell'opera, dal quale pertanto non è mai possibile prescindere e dalla cui organicità, i singoli interventi devono derivare.
4.2. Strutture in elevazione
Per la riparazione ed il rafforzamento locale delle strutture in elevazione, si potrà ricorrere ad uno o più dei seguenti provvedimenti tecnici:
- iniezioni di miscele leganti;
- ripristino localizzato con conglomerati;
- ripristino e rinforzo dell'armatura metallica;
- cerchiature di elementi strutturali;
- integrazione di armatura con l'applicazione di lamiere metalliche;
- rinforzo con tiranti.
Nei casi in cui l'intervento consista nel ripristinare strutture cementizie per porzioni o tratti di entità considerevoli può essere usato calcestruzzo ordinario, che abbia resistenza e modulo elastico non troppo diversi da quelli del calcestruzzo esistente; l'aderenza del getto all'elemento da riparare potrà essere migliorata mediante l'applicazione di uno strato adesivo.
Per conciliare le esigenze di elevata resistenza e buona lavorabilità dei getti può essere opportuno usare additivi fluidificanti (che in genere migliorano anche l'adesione al materiale preesistente).
Idoneo, in generale, è anche l'uso di calcestruzzi o malte con additivi che realizzano un'espansione volumetrica iniziale capace di compensare o addirittura di superare il ritiro. Questo accorgimento permette di creare modesti stati di coazione, benefici per l'inserimento dei nuovi getti; è peraltro essenziale utilizzare casseri contrastanti.
4.2.1. Iniezioni con miscele leganti
Le iniezioni sotto pressione, di materiali (miscele cementizie e di resine) di opportuno modulo elastico e con spiccate proprietà di aderenza al calcestruzzo ed all'acciaio, potranno essere usate soltanto per la risarcitura di lesione la cui apertura non superi i 3-4 mm.
L'impiego di resine migliora la resistenza sia a compressione che a trazione. Il materiale si presta bene ad essere usato per iniezioni anche mescolato con inerti fini. In funzione di molti fattori, fra cui anche il tipo di inerti, si ottengono moduli elastici molto variabili (da 20.000 Kg/cmq a valori simili a quelli del calcestruzzo ordinario).
Le caratteristiche finali delle miscele dipendono sensibilmente, tra l'altro, dalle condizioni ambientali (temperature ed umidità) nelle quali avviene la loro maturazione. Pertanto, è raccomandabile che lo studio delle modalità di preparazione tenga conto delle effettive condizioni ambientali prevedibili e che si provveda in sede di esecuzione al controllo delle condizioni stesse, eventualmente con misurazioni della temperatura e dell'umidità.
Risarciture di lesioni localizzate di piccola entità sono effettuabili con miscele prevalentemente di resine con viscosità e pressioni dipendenti dalle ampiezze delle stesse. Si raccomanda di usare pressioni non troppo elevate per non indurre stati di coazione eccessivi nell'elemento iniettato. Si sconsigliano iniezioni di resina per lesioni rilevanti per evitare riscaldamenti prodotti dalla polimerizzazione della miscela e conseguente carbonatazione del prodotto.
Le operazioni da effettuare sono:
a) pulizia della polvere o dalle altre impurità delle superfici danneggiate con l'eliminazione del materiale disgregato;
b) pulizia in profondità con aria o acqua in pressione;
c) sigillatura delle lesioni con stucco o intonaco e predisposizione di tubicini di ingresso della miscela e dei fori spia di uscita;
d) iniezione della miscela che è costituita generalmente da resina pura o debolmente caricata.
La tecnica descritta è altresì da evitare nel caso di lesioni molto piccole (ad esempio attorno al decimo di millimetro) perché l'iniezione diventa difficoltosa e richiede pressione elevate, con esito incerto e possibilità di effetti negativi difficilmente controllabili sulle parti di struttura lesionate. In questi casi si raccomanda di non fare affidamento sul completo ripristino della continuità dell'elemento fessurato, ma solo su una percentuale cautelativa che tenga conto appunto della probabile presenza di lesioni e distacchi non iniettati.
4.2.2. Ripristino localizzato con conglomerati
Nel caso di lesioni di apertura superiore ai 3-4 mm ovvero quando il calcestruzzo si presenta fortemente degradato o frantumato si ricorrerà al ripristino dell'elemento danneggiato mediante il getto localizzato di conglomerato, che potrà essere, a seconda dei casi, di tipo ordinario, di tipo additivato con spiccata proprietà di aderenza al preesistente calcestruzzo ed alle armature di tipo spruzzato (gunite, spritzbeton, ecc.) adoperabile soltanto su nuclei integri e per spessori non eccessivi, e del tipo composto da resine.
Qualsiasi intervento sarà preceduto dalla scarificazione nel calcestruzzo con la rimozione di tutte le parti disgregate.
La riparazione con getto di calcestruzzo, ordinario o con additivi, è la più frequente nel caso che si presenti parziale disgregazione del materiale (eventualmente evidenziabile anche con debole percussione).
Eseguite le occorrenti puntellature o tirantature provvisorie, si procederà nella maniera seguente:
a) eliminazione di tutte le parti disgregate o parzialmente espulse ponendo attenzione a non danneggiare le armature presenti;
b) eventuale iniezione della parte messa a nudo;
c) pulizia della superficie con aria compressa e lavaggio; se si rende necessario l'inserimento di nuove armature, dopo l'operazione indicata alle lettera a) si prosegue con le operazioni appresso elencate;
d) messa in opera di nuove armature mediante saldatura alle preesistenti, semplice legatura con spinotti o con barre infilate in fori trapanati nella parte di calcestruzzo indenne (successivamente iniettati); quest'ultimo intervento è da effettuare quando non si ritenga sufficiente per il collegamento tra vecchio e nuovo, la sola aderenza del calcestruzzo o la resistenza dell'adesivo spalmato prima del getto;
e) posizionamento dei casseri e loro eventuale contrasto;
f) eventuale spalmatura di adesivo tra vecchio calcestruzzo e nuovo getto;
g) esecuzione del getto di calcestruzzo e di malta, prima che l'eventuale adesivo abbia iniziato la polimerizzazione; una tecnica analoga utilizzabile quando il danno si limita al copriferro o poco di più, consiste nella applicazione di una intonacatura con malta cementizia a ritiro compensato, posta in opera mediante spruzzatura.
Questo tipo di applicazione (opportuno per spessori non superiori a 3 centimetri) è conveniente nella riparazione delle pareti di cemento armato. In questo caso la riparazione si effettua applicando uno o più strati di rete elettrosaldata e collegando i due strati con barre, spinotti o gabbie staffate passanti attraverso la parete; i collegamenti sono completati iniettando i fori di attraversamento.
Il materiale per la ricostruzione dell'elemento può essere anche malta di resina con il vantaggio di avere una resistenza e un'adesione elevate, ma con la possibilità di introdurre una zona con moduli elastici e resistenze generalmente diversi da quelli del calcestruzzo.
4.2.3. Ripristino e rinforzo dell'armatura metallica
Ove necessario, le armature vanno integrate. Particolare cura andrà posta all'ancoraggio delle nuove armature ed alla loro solidarizzazione all'elemento esistente.
Il rinforzo può essere realizzato localmente con l'aggiunta di nuove barre, od interessare l'intera struttura, con l'inserimento di elementi aggiuntivi in cemento armato o in acciaio, resi collaboranti con quelli esistenti. In presenza di pilastri fortemente danneggiati alle estremità, la riparazione deve comportare anche il rinforzo delle armature longitudinali e trasversali.
Il getto di completamento può essere eseguito con malta o calcestruzzo a stabilità volumetrica oppure con malta o calcestruzzo ordinari assicurando in ogni caso l'aderenza tra il nuovo e il vecchio calcestruzzo.
Il rinforzo dei nodi trave-pilastro dovrà assicurare il miglioramento dell'ancoraggio delle armature, e una continuità meccanica sufficiente a trasmettere gli sforzi massimi sopportabili dalle sezioni di estremità interessate, contenere il conglomerato e le armature nei riguardi della espulsione trasversale, mediante opportuna staffatura.
Quando i nodi trave-pilastro sono tanto danneggiati da rendere tecnicamente difficile la loro riparazione, la funzione statica degli elementi strutturali convergenti nei nodi dovrà essere attribuita ad altri elementi portanti dell'ossatura.
Per ripristinare l'efficienza di barre ingobbate, occorre un provvedimento diretto di riparazione costituito, ad esempio, da saldatura di spezzoni di barre o di angolari a cavallo del tratto danneggiato e da inserimenti di armature trasversali per ridurre la lunghezza libera di inflessione.
In caso di un insufficiente o mal disposto ancoraggio delle barre dei pilastri si può risolvere con armature saldate passanti entro fori praticati attraverso i nodi, e successivamente ricoperti con malta cementizia a ritiro compensato o epossidica e/o con iniezioni di resina. Nuove barre possono essere saldate anche in elementi inflessi a cavallo delle sezioni danneggiate per difetto di armature longitudinali, con adeguato prolungamento per l'ancoraggio
In elementi sottoposti a forze di taglio e nei nodi dei telai possono essere applicate staffe o collari per quanto possibile perpendicolare alla lesione. Le armature saranno poi protette da intonaco cementizio a ritiro compensato.
In ogni caso gli ancoraggi delle barre le loro giunzioni mediante saldatura saranno migliorati dal confinamento realizzato da una fitta armatura trasversale che avvolga la zona trattata.
Per l'acciaio, in barre, quando ne sia previsto il collegamento alle armature esitenti tramite saldature, si raccomanda di controllare la saldabilità, o meglio la capacità di sopportare l'unione senza divenire fragile.
4.2.4. Cerchiature di elementi strutturali
L'effetto della "cerchiatura" si ottiene con staffe o altre armature trasversali di contenimento. Esso ha lo scopo di contrastare le deformazioni trasversali del calcestruzzo, prodotte dalle tensioni di compressione longitudinali, migliorando le caratteristiche di resistenza e di duttilità.
Queste armature possono essere semplici collari di lamierino, ovvero spirali di filo d'acciaio, oppure vere e proprie strutture di carpenteria metallica, calastrellate o più raramente reticolate. Le armature esterne devono essere protette mediante intonaco cementizio o gunite armata con rete.
Una cerchiatura si realizza anche con la messa in opera di armature trasversali generalmente chiuse, quali staffe (eventualmente saldate), spirali, collari o profilati saldati a formare una struttura chiusa.
4.2.5. Integrazioni di armatura con l'applicazione di lamiere metalliche
Un'armatura aggiuntiva, se necessaria, potrà essere realizzata mediante piastre di acciaio, applicate sulla superficie dell'elemento strutturale da riparare o da rinforzare ed a questo solidarizzate opportunamente
Nel caso di piastre sollecitate a taglio o compressione, dovrà porsi attenzione al pericolo di instabilità in ogni caso, questa tecnica comporta un aumento della rigidezza dell'elemento riparato, di cui si deve tener conto nei calcoli.
Le piastre andranno opportunamente protette dalla corrosione.
Tale tecnica consiste nella solidarizzazione tramite incollaggio e chiodature di lamiere o profilati su elementi in cemento armato. Questo provvedimento può essere usato in casi particolari in cui non sono applicabili metodi tradizionali; ne può essere giustificato l'impiego ad esempio quando si riscontrino:
a) danni nella parte tesa di elementi inflessi. In questo caso la lamiera ha funzione di armatura tesa e la resina, o i chiodi, assicurano la trasmissione delle forze di scorrimento
b) danni in zone sottoposte a taglio. In questo caso la lamiera è posta in genere a cavallo fra zona tesa e compressa; in quest'ultimo vanno posti i connettori di collegamento trasversale per prevenire fenomeni di instabilità delle lamiere stesse. Alla lamiera viene affidato il compito di trasmettere le forze di scorrimento;
c) danni per eccessiva trazione o nelle zone di ancoraggio delle barre di armatura.
L'incollaggio delle lamiere è ammesso quando il conglomerato presenta buone caratteristiche di resistenza.
In ogni caso le operazioni consistono in:
1) pulizia della superficie da incollare previa asportazione dello strato di calcestruzzo degradato mediante energica azione di spicconatura e di martellinatura;
2) applicazione di successivi strati di malta di resina (epossidica) per regolarizzare, ove necessario, la superficie (si raccomanda di non superare, per lo spessore di ogni strato, valori intorno a 5-6 mm);
3) incollaggio delle lamiere con adesivo spalmato. Le lamiere devono essere tenute in sito con chiodi ad espansione o con puntelli forzanti fino ad indurimento;
4) in alternativa al punto 3) possono impiegarsi lamiere con successive iniezioni di resina epossidica;
5) protezione delle lamiere con prodotti anticorrosivi.
Il rinforzo di elementi in cemento armato potrà conseguirsi mediante tiranti di acciaio posti in tensione seguendo la tecnica della precompressione, oppure delle chiodature pretese.
In ogni caso deve verificarsi che l'intervento non provochi dannosi stati di coazione.
4.3. Fondazioni
Il consolidamento delle fondazioni potrà in genere conseguirsi:
- con la costruzione, ove possibile di travi in cemento armato per il collegamento dei plinti nelle sue direzioni in guisa da realizzare un reticolo orizzontale di base;
- con la costruzione di setti in cemento armato al livello di primo interpiano sì da costruire nel suo complesso una struttura scatolare rigida;
- con l'approfondimento delle strutture fondali mediante pali di piccolo o medio diametro, fortemente armati;
- con l'allargamento della base d'appoggio mediante sottofondazione in cemento armato oppure mediante la costruzione di cordolature laterali in cemento armato;
- con rinforzi localizzati delle strutture di fondazione (fasciature in acciaio od in cemento armato presollecitato, cerchiature ecc.).
Nei casi in cui l'intervento consista nel ripristinare
strutture cementizie per porzioni o tratti di entità considerevoli può essere usato calcestruzzo ordinario, che abbia resistenza e modulo elastico non troppo diversi da quelli del calcestruzzo esistente; l'aderenza del getto all'elemento da riparare potrà essere migliorata mediante l'applicazione di uno strato adesivo.
Per conciliare le esigenze di elevata resistenza e buona lavorabilità dei getti può essere opportuno usare additivi fluidificanti (che in genere migliorano anche l'adesione al materiale preesistente),
Idoneo, in generale, è anche l'uso di calcestruzzi o malte con additivi che realizzano un'espansione volumetrica iniziale capace di compensare o addirittura di superare il ritiro. Questo accorgimento permette di creare modesti stati di coazione, benefici per l'inserimento dei nuovi getti; è peraltro essenziale utilizzare casseri contrastanti.


5. COMPLESSI EDILIZI
Nel caso di assenza di giunti, i calcoli di verifica devono tener conto, anche con valutazioni approssimate, delle eventuali azioni trasmesse dagli edifici contigui.
Per gli edifici in muratura, ciò può essere fatto, in prima approssimazione, aumentando convenzionalmente le forze orizzontali di progetto, facendo gravare sulle strutture resistenti dell'edificio in esame una quota parte delle masse delle zone degli edifici adiacenti, compresa tra il muro di confine e il primo setto trasversale al muro stesso.



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