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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Visto l'art. 5, comma 2 del decreto-legge
7 settembre 2001, n. 343, convertito, con modificazioni,
dalla legge 9 novembre 2001, n. 401, in cui é previsto
che il Presidente del Consiglio dei Ministri predisponga
gli indirizzi operativi dei programmi di previsione e
previsione dei rischi, nonché i programmi nazionali di
soccorso e i piani per l'attuazione delle conseguenti
misure di emergenza, di intesa con le regioni e gli enti
locali;
Considerata la particolare importanza di prestare la
massima attenzione ai problemi di ordine
psichiatrico-psicologico che possono manifestarsi nelle
popolazioni colpite da eventi calamitosi sia tra le
vittime che tra i soccorritori;
Ritenuto che le catastrofi possono produrre nella psiche
degli individui effetti di lunga durata, compromettendo
così le capacità di reazione e di adattamento degli
stessi;
Ritenuta, altresì, la necessità che gli interventi
psico-sociali adottati tengano inoltre in massima
considerazione le caratteristiche specifiche del
territorio e le abitudini degli abitanti;
Considerata l'esigenza di fronteggiare i bisogni
psico-sociali che si manifestano a seguito di emergenze
nazionali, mediante l'avvio di attività e di iniziative
utili a tali fini, nonché attraverso la programmazione
di interventi coordinati in grado di garantire risposte
efficienti ed efficaci per le popolazioni colpite da
calamità;
Vista la proposta del capo del Dipartimento della
protezione civile;
Vista l'intesa, espressa dalla Conferenza unificata
nella seduta del 1° marzo 2006, ai sensi dell'art. 107,
comma 1, lettera f), n. 1 del decreto legislativo 31
marzo 1998, n. 112 sulla proposta del Dipartimento della
protezione civile della Presidenza del Consiglio dei
Ministri in ordine ai «criteri di massima sugli
interventi psico-sociali da attuare nelle catastrofi»;
A d o t t a i seguenti indirizzi
operativi:
In ordine ai «criteri di massima sugli interventi
psico-sociali da attuare nelle catastrofi».
Premesse e finalità.
Nel contesto degli interventi a sostegno delle vittime
di eventi catastrofici é necessario prestare massima
attenzione ai problemi di ordine
psichiatrico-psicologico che possono manifestarsi sulle
popolazioni colpite e sui loro soccorritori. Essi
possono palesarsi in fase acuta o evolvere in modo
subdolo, con ripercussioni, anche nel lungo periodo.
I disastri, sia di origine naturale o causati dall'uomo,
possono essere distinti - rif. Gazzetta Ufficiale n. 126
del 12 maggio 2001 - in base alla loro entità in:
eventi catastrofici a effetto limitato;
eventi catastrofici che travalicano le potenzialità di
risposta delle strutture locali.
In entrambi i casi si differenziano dalle situazioni di
emergenza individuale o di piccola scala in quanto
necessitano di una risposta qualitativamente diversa; il
contesto delle maxiemergenze richiede infatti l'utilizzo
di metodologie e procedure peculiari che prendano in
considerazione il numero dei soggetti coinvolti e la
precarietà delle condizioni ambientali che si vengono a
determinare.
é inoltre opportuno osservare che le catastrofi possono
produrre sugli individui effetti di lunga durata e
mettere a dura prova le capacità di reazione e di
adattamento sia del singolo individuo che dell'intera
comunità. Si assiste infatti in questi casi al venir
meno delle risorse di autoprotezione, normalmente
presenti in un gruppo di individui che condividono le
stesse abitudini di vita, e pertanto é necessario che
gli interventi psico-sociali adottati tengano in massima
considerazione le caratteristiche specifiche di quel
territorio e della comunità che lo abita.
Da tali considerazioni scaturisce l'esigenza di
fronteggiare i bisogni psico-sociali che si manifestano
a seguito di emergenze nazionali attraverso azioni ed
interventi coordinati in grado di garantire risposte
efficaci e di qualità.
A questo fine sono stati redatti i presenti criteri di
massima il cui contenuto é così suddiviso:
rete organizzativa, articolata in strutture di
riferimento e risorse umane dedicate;
destinatari degli interventi;
scenari d'azione.
1. Equipe psicosociale per le emergenze (EPE).
Le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano
dispongono affinché, in relazione alle caratteristiche
geosociali e all'entità dei rischi presenti nel proprio
territorio, si costituiscano equipe per il supporto
psico-sociale alla popolazione colpita da calamità.
Tali equipe vengono identificate, di norma, utilizzando
le risorse esistenti nei servizi dipendenti dal Servizio
sanitario regionale.
Le equipe, precedentemente formate, operano nell'ambito
del sistema di emergenza garantendo il proprio
intervento sia in eventi catastrofici ad effetto
limitato che in eventi catastrofici che travalicano le
potenzialità di risposta delle strutture locali.
1.a. Obiettivi.
L'equipe, in rapporto alle varie fasi dell'intervento ed
agli specifici bisogni emergenti, deve poter:
consentire la realizzazione delle manovre prioritarie
per la sopravvivenza fisica dei destinatari
dell'intervento e provvedere alla tutela della salute
psichica attraverso l'attivazione di tutte le risorse
personali e comunitarie;
garantire, oltre alla raccolta delle domande di aiuto
spontanee, processi di identificazione attiva dei
bisogni;
mettere in atto le iniziative di supporto in modo
coordinato con le altre azioni previste ed attivate
nella catena dei soccorsi sanitari, al fine di evitare
sovrapposizioni e potenziali conflitti;
incentivare i processi di autodeterminazione,
riconoscendo ad ogni destinatario dell'intervento il
diritto di operare scelte consapevoli relativamente alla
propria salute;
tutelare la dignità ed il rispetto della persona in
tutte le azioni di soccorso, supportando la decodifica
delle differenze e delle specificità culturali dei
destinatari e vigilando affinché non insorgano processi
di stigmatizzazione, in particolare attraverso l'etichettamento
di comportamenti che potrebbero sembrare anomali se
separati dal contesto in cui sono rilevati;
porre particolare attenzione alla distribuzione delle
informazioni utili ad attivare comportamenti auto
protettivi e di riorientamento adattativo e fornire
strumenti per facilitare la comunicazione, la
comprensione e l'utilizzo delle informazioni stesse;
garantire la raccolta e la conservazione accurata dei
dati utili all'intervento, al fine di permettere una
costante azione di monitoraggio degli interventi stessi.
1.b. Organizzazione.
La regione, attraverso la propria organizzazione,
individua, di norma, tra il personale dei servizi
dipendenti i componenti dell'equipe.
Il personale selezionato, che può essere integrato con
ulteriori risorse identificate nell'ambito di
associazioni di volontariato, enti locali, ordini
professionali ecc., dovrà essere adeguatamente formato
sui compiti da svolgere in situazioni di catastrofe
collettiva ed addestrato tramite specifiche
esercitazioni.
L'equipe, per poter rispondere immediatamente in
situazioni di emergenza, deve inquadrarsi all'interno
dell'organizzazione sanitaria delle maxi-emergenze in
modo da potersi avvalere di supporti logistici e di
radiocomunicazioni. Il suo responsabile, nell'area del
disastro, opererà nel rispetto delle linee gerarchiche,
secondo la catena di comando e controllo fissata dalle
autorità competenti.
L'equipe, che trova la sua sede di lavoro nei locali di
una struttura fissa o mobile, opera in prossimità del
Posto medico avanzato (PMA) e presso i luoghi di
raccolta, smistamento e accoglienza della popolazione.
Ad essa deve essere garantita la sicurezza e la
riservatezza per lo svolgimento delle attività di
colloquio oltre che un adeguato spazio per le attività
di gruppo e di coordinamento.
I suoi operatori dovranno essere riconoscibili
attraverso casacche o giubbotti di colore verde a cui va
apposta la sigla «PSIC».
1.c. Referente dell'equipe psicosociale.
La regione identifica, nell'ambito della propria
organizzazione, il referente della funzione di supporto
psicosociale che svolge i seguenti compiti:
coordina la stesura del piano degli interventi
dell'equipe, sulla base della conoscenza degli specifici
rischi del territorio, delle strutture della rete
psico-sociale presenti nell'area di competenza, delle
capacità ricettive di tali strutture e del personale
che vi opera;
definisce all'interno del piano di settore le attività
che l'equipe deve svolgere in emergenza nei riguardi
delle vittime della comunità di riferimento e dei
soccorritori, collaborando con le istituzioni nelle
varie fasi di pianificazione e prevedendo la pronta
disponibilità dei materiali e dei mezzi necessari per
lo svolgimento dei compiti;
allerta l'equipe in emergenza;
assicura l'intervento sul luogo del disastro,
immediatamente dopo il verificarsi di un evento
catastrofico, dirigendo gli interventi dell'equipe sotto
il coordinamento del direttore dei soccorsi sanitari;
fa riferimento al responsabile della «Funzione 2» che ha
il compito di gestire tutte le problematiche relative
agli aspetti sanitari dell'emergenza successivamente
alla costituzione dei Centri di coordinamento (COM-CCS,
ecc.);
dispone il turn-over degli operatori;
effettua una valutazione dei risultati acquisiti e
provvede alle correzioni necessarie a migliorare il
piano di interventi per eventuali emergenze successive;
coordina in stretta collaborazione con i servizi
sanitari del territorio le attività di follow-up a
lungo termine.
2. Destinatari.
Destinatari primari degli interventi di supporto
psicologico - psichiatrico in emergenza sono le vittime
dirette di eventi dirompenti ed improvvisi
indipendentemente dalla gravità dei danni materiali
subiti ed evidenti.
Debbono essere considerati potenziali destinatari anche
i testimoni diretti di fatti gravemente lesivi che hanno
minacciato o compromesso la sopravvivenza di un essere
umano; i familiari delle vittime, per quanto lontani da
un diretto coinvolgimento; i soccorritori, volontari e
professionisti, che a qualsiasi titolo abbiano prestato
il proprio aiuto alle vittime e ai sopravvissuti. Oltre
che i singoli individui, destinatari di intervento
possono essere interi gruppi sociali quali famiglie,
squadre di soccorso, team operativi e altri gruppi: in
tali casi l'intervento deve consentire di far mantenere
o riacquistare relazioni positive e costruttive.
Nei casi in cui venga rilevata la necessità di
stabilire delle precedenze per l'attivazione di azioni
supporto, priorità verrà data alle fasce della
popolazione più deboli e dunque a bambini ed anziani,
persone con disabilità, soggetti già sofferenti di
disturbi mentali ecc.
A prescindere dalla tipologia dell'evento catastrofico,
é opportuno valutare a priori i fattori di rischio di
un contesto emergenziale per poter prevenire disagi di
natura psico-fisica nei soccorritori. Una volta che gli
operatori sanitari si troveranno ad intervenire sul
luogo della catastrofe dovrà essere garantito il loro
lavoro attraverso un'azione di monitoraggio volta ad
individuare segni e/o sintomi di possibili condizioni di
stress e/o di disturbi psichici.
3. Contesti d'intervento relativi all'entità
dell'evento.
3.a. Evento catastrofico a effetto limitato.
Un evento catastrofico ad effetto limitato, secondo la
definizione fornita nella Gazzetta Ufficiale n. 109 del
12 maggio 2001, é caratterizzato dalla integrità delle
strutture di soccorso del territorio in cui si manifesta
e da una limitata estensione nel tempo delle operazioni
di soccorso sanitario (meno di 12 ore).
In caso di una maxi-emergenza, la C.O. 118 attiva il
piano straordinario dei soccorsi includendo nell'allertamento
anche il referente dell'equipe di riferimento. Questi si
rapporta al Direttore dei soccorsi sanitari (DSS), che
coordina gli interventi sanitari sul luogo del disastro.
é ipotizzabile che tale equipe debba rimanere in
attività per un tempo più lungo rispetto al PMA, con
cui é in continuo raccordo,
per consentire di essere a supporto anche a tutto il
personale che ha preso parte alle operazioni di
soccorso.
Al termine della fase di emergenza, dovranno essere
garantite alcune funzioni e interventi essenziali a
tutela della salute psichica della popolazione colpita.
Gli individui che sviluppano disordini psicologici e
psichiatrici (inclusi i disturbi da stress post
traumatico), dovranno avere accesso ad appropriati
servizi di sostegno psicosociale presenti sul territorio
per permettere loro una continuazione terapeutica.
Dovranno essere attivate azioni di valutazione degli
interventi realizzati durante l'emergenza con
particolare riferimento alle attività svolte sul campo.
3.b. Evento catastrofico che travalica le potenzialità
di risposta delle strutture locali.
In una situazione generalmente caratterizzata da
devastazione di ampi territori, da un elevato numero di
vittime e da un coordinamento delle operazioni spesso
estremamente difficile, l'attivazione dell'equipe dovrà
avvenire contestualmente all'inizio delle attività
degli altri interventi di emergenza sanitaria.
In tale situazione, il supporto psicologico verrà
offerto, nei limiti del possibile, nella fase
immediatamente successiva all'evento.
Con l'attivazione dei vari centri di coordinamento dove
opereranno enti, amministrazioni ed associazioni di
volontariato anche provenienti da zone esterne all'area
coinvolta, la gestione degli aspetti
psicologico-psichiatrici dovrà ricondursi nell'ambito
della Funzione 2 «sanità umana e veterinaria».
Sul piano operativo é utile distinguere una fase acuta,
le cui
caratteristiche e interventi sono sovrapponibili a
quelli già descritti in precedenza, ed una fase di
breve-medio termine che si conclude con la fase di
ritorno alla normalità. Come per la catastrofe ad
effetto limitato é difficile predeterminare la durata
specifica di ciascuna fase.
Interventi a breve-medio termine.
Nella fase acuta gli interventi sono rivolti
prevalentemente: alla salvaguardia della popolazione
attraverso l'allontanamento della medesima dalla zona di
pericolo; all'adozione di tutte le misure sanitarie di
primo soccorso; al supporto emotivo immediato e di
soddisfacimento dei bisogni essenziali per la
sopravvivenza.
Successivamente emergeranno le necessità legate
all'adattamento della popolazione in un complesso
abitativo provvisorio ed alle conseguenze psicologiche,
sociali e pratiche connesse agli esiti dell'evento
disastroso.
Nella fase a breve-medio termine l'equipe svolge quindi
non solo attività rivolte al sostegno della popolazione
ma anche funzioni volte a promuovere il ripristino delle
reti di supporto sociale preesistenti o la creazioni di
reti alternative per il rafforzamento delle risorse
locali e le strategie di solidarietà presenti
all'interno delle comunità.
é necessario ricercare una collaborazione costante con
tutti gli altri soggetti coinvolti nella gestione
dell'emergenza e con le istituzioni della comunità,
verificando la disponibilità delle strutture presenti
(servizi sanitari pubblici, servizi di salute mentale,
servizi socio-assistenziali, strutture sanitarie
private).
é opportuno inoltre facilitare l'accesso ai servizi
sanitari e sociali; fornire documentazione sulle persone
a cui si é prestata assistenza in condizioni di
emergenza e sugli interventi attuati;
rendere disponibile ai Servizi richiedenti le
informazioni sulle valutazioni relative ai fattori di
rischio e di vulnerabilità individuali e collettivi
allo scopo di attuare revisioni periodiche e follow-up a
lungo termine.
4. Formazione.
Il tema della formazione riveste un'attenzione
particolare poiché rappresenta una delle principali
risorse utilizzabili all'interno delle strategie di
prevenzione.
La conoscenza diffusa ed approfondita degli scenari di
rischio, delle procedure organizzative e dei
comportamenti più idonei da adottare in emergenza, può
infatti migliorare i livelli di vigilanza, ridurre i
tempi di risposta, rinforzare i comportamenti più
efficaci per contrastare le minacce e limitare gli
effetti degli eventi lesivi.
Le ricerche dimostrano che una parte degli stress
individuali e collettivi che si sviluppano a seguito di
disastri possono essere ridotti da un'adeguata
preparazione di tutti gli attori coinvolti, sia a
livello individuale che collettivo.
Finalità generale di ogni azione formativa in questo
campo é dunque quella di diffondere e consolidare
strategie efficaci a fronteggiare dei pericoli attivando
rapidamente processi di selezione percettiva e processi
cognitivi complessi, a fronte di emozioni intense e
processi comunicativi non ordinari. In questo senso,
ogni azione di formazione deve necessariamente includere
modi efficaci di comunicare, decidere, valutare, gestire
le emozioni e far conoscere procedure comuni all'interno
dei differenti scenari ipotizzati.
I professionisti, che operano in campo psicosociale,
devono essere adeguatamente formati a svolgere attività
che sono proprie di un contesto di emergenza collettiva.
Tra queste si possono elencare:
attività informative rivolte alla popolazione sulle
tecniche di gestione dello stress e sulle reazioni a
situazioni critiche;
attività di ricongiungimento con i familiari;
raccolta di dati per la valutazione post-emergenza;
informazioni connesse ai bisogni pratici della
popolazione.
Roma, 13 giugno 2006
Il Presidente: Prodi
Registrata alla Corte dei conti il 28 luglio 2006
Ministeri istituzionali Presidenza del Consiglio dei
Ministri, registro n. 9, foglio n. 331
Allegato 1
TRIAGE
Il triage é l'insieme di criteri su cui l'operatore si
basa per classificare i soggetti in classi di priorità
di trattamento (gravità della condizione clinica e
differibilita/indifferibilità dell'intervento
terapeutico) e per indicare il tipo e le modalità di
invio del paziente alle strutture sanitarie della catena
dei soccorsi. Il triage deve consentire la valutazione
delle conseguenze psicologiche e psichiatriche
dell'evento catastrofico, essere prioritariamente
rivolto alle vittime, alle categorie a rischio ed ai
soccorritori che presentano un'evidente condizione di
disagio che può interessare la sfera emotiva, cognitiva
e comportamentale.
Particolare attenzione deve essere posta alle modalità
di conduzione della valutazione, al contesto in cui essa
viene
effettuata, alle esigenze o priorità espresse dal
soggetto, alla tutela della privacy ed al rischio di
stigmatizzazione.
Procedure.
Per effettuare un efficace triage, selezione che deve
avvenire a tutti i livelli della catena dei soccorsi, si
deve tener conto che:
le operazioni richiedono la disponibilità di spazi
adeguati che consentano un livello accettabile di
privacy;
le procedure devono essere adeguate alla peculiarità
degli scenari ed essere utilizzabili da operatori con
livelli di formazione differente;
i protocolli devono comunque essere semplici, di rapida
memorizzazione ed esecuzione, basati su criteri di
assegnazione dei livelli di priorità attendibili e
riproducibili;
le valutazioni e gli eventuali interventi effettuati
devono essere sempre registrati e la documentazione
relativa deve essere opportunamente conservata e
prontamente accessibile;
le operazioni di triage non devono rallentare o
interferire con le altre operazioni di soccorso.
Strumenti.
Per le operazioni di triage devono essere disponibili:
schede di triage, possibilmente in custodie
impermeabilizzate, che devono seguire il soggetto nei
vari trasferimenti e documentare le valutazioni
effettuate ed i provvedimenti adottati. é necessario
che le schede contengano almeno i seguenti dati:
generalità, classe di priorità assegnata, ipotesi
diagnostica, eventuali interventi effettuati indicazioni
per l'invio;
tags di triage, in custodie impermeabili, per la
identificazione del soggetto e della classe di priorità
assegnata.
Per una facile identificazione, potrà essere utilizzata
la sigla Psic seguita da un codice numerico (1, 2, 3)
corrispondente alla classe di priorità assegnata;
presidi farmacologici per gli interventi di emergenza.
CLASSI DI PRIORITà
Priorità bassa (Psi 1).
Soggetti con sintomi psicopatologici lievi che
richiedono interventi di supporto psicologico o
trattamenti farmacologici differibili.
Priorità intermedia (Psi 2).
Soggetti con sintomi psicopatologici di gravità
intermedia che richiedono una valutazione specialistica
per interventi di supporto
psicologico e/o trattamento farmacologico, dopo
eventuale periodo di
osservazione.
Priorità alta (Psi 3).
Soggetti con gravi reazioni peritraumatiche che
comportano marcata riduzione dell'autonomia individuale,
ridotta consapevolezza
di malattia, compromissione delle funzioni cognitive,
pericolosità per sé e per gli altri e pertanto
richiedono interventi immediati o valutazioni
specialistiche.
Allegato 2
FORMAZIONE
Gli specialisti che operano in emergenza devono essere
preparati, durante la formazione, a svolgere le seguenti
funzioni, rivolte alle vittime di una catastrofe:
Accoglienza - Ridurre l'esposizione dei soggetti agli
eventi traumatici ed alle loro conseguenze; soddisfare i
bisogni primari e pratici; facilitare la verbalizzazione
delle emozioni e la condivisione delle esperienze;
favorire la ricomposizione dei nuclei familiari; aiutare
a riguadagnare un senso di controllo sulla situazione e
favorire il recupero di un ruolo attivo ecc.
Informazione - Fornire informazioni semplici, accurate
ed attendibili:
sulle cause, sulla evoluzione, sulle conseguenze
dell'evento;
sui servizi di emergenza immediatamente disponibili (accessibilità
ai servizi);
sulle condizioni dei familiari;
Raccogliere, verificare e diffondere notizie nel
rispetto delle persone coinvolte nell'evento (deceduti,
vittime con danni fisici, ospedalizzati, dispersi) e
degli addetti alla comunicazione;
registrare i dati delle persone assistite e degli
interventi effettuati; valutare le esigenze informative
di specifici gruppi (bambini e adolescenti; anziani;
persone con problemi fisici e mentali) e la necessità
di fornire le informazioni anche in lingue diverse.
Interventi clinici - Valutare la presenza di reazioni
emotive, disturbi del comportamento e/o significative
alterazioni del funzionamento cognitivo che possono
essere legate ad eventuali condizioni patologiche
organiche; identificare i soggetti che necessitano di
assistenza psicologica - psichiatrica immediata (per
condizioni acute e gravi, che possono ridurre la
capacità di autonomia, intralciare le operazioni di
soccorso e creare situazioni di pericolo per se e per
gli altri) e coloro che richiedono ulteriori
approfondimenti diagnostici; individuare coloro che
richiedono interventi sanitari d'emergenza non
psichiatrici; fornire interventi psicologici o
psichiatrici non differibili a soggetti con gravi
reazioni emotive, disturbi del comportamento,
alterazioni significative del funzionamento cognitivo.
Interventi psico-sociali - Svolgere attività
psico-sociale individuale, familiare e di gruppo per
mezzo di tecniche accreditate;
effettuare interventi alle prime fasi dell'elaborazione
del lutto in situazioni specifiche (identificazione dei
deceduti; partecipazione a cerimonie o rituali della
comunita), o su aspetti pratici (accesso ai servizi di
emergenza sanitaria e sociale; accesso ai servizi
amministrativi e legali per problemi finanziari,
lavorativi o abitativi); svolgere interventi di
consulenza individuali e di gruppo nei confronti di
operatori che hanno compiti educativi o che sono punto
di riferimento delle comunità.
Allegato 3
GLOSSARIO
Catastrofe.
Evento che coinvolge un numero elevato di vittime e le
infrastrutture di un determinato territorio producendo
un'improvvisa e grave sproporzione, tra richieste di
soccorso e risorse disponibili, destinata a perdurare
nel tempo (oltre 12 ore).
Catastrofe ad effetto limitato.
Evento che coinvolge un numero elevato di vittime, ma
non le infrastrutture di un determinato territorio; é
caratterizzata dalla limitata estensione temporale delle
operazioni di soccorso (meno di 12 ore).
Catena dei soccorsi.
Sequenza di dispositivi, funzionali e/o strutturali, che
consentono la gestione delle vittime di una catastrofe.
(CCS) Centro di coordinamento soccorsi.
Rappresenta il massimo organo di coordinamento delle
attività di Protezione civile a livello provinciale. é
composto dai responsabili di tutte le strutture
operative presenti sul territorio provinciale, I compiti
del CCS consistono nell'individuazione delle strategie e
delle operatività di intervento necessarie al
superamento dell'emergenza attraverso il coordinamento
dei COM.
(COC) Centro operativo comunale.
Centro operativo a supporto del sindaco per la direzione
ed il coordinamento degli interventi di soccorso in
emergenza.
(COM) Centro operativo misto.
Centro operativo che opera sul territorio di più comuni
in supporto alle attività dei sindaci.
(DICOMAC) Direzione di comando e controllo.
Rappresenta l'organo di coordinamento nazionale delle
strutture di Protezione civile nell'area colpita
dall'evento disastroso. Viene attivato dal Dipartimento
della protezione civile in seguito alla dichiarazione
dello stato di emergenza.
(DSS) Direttore dei soccorsi sanitari.
Medico con esperienza e formazione adeguata, presente in
zona operazioni e responsabile della gestione in loco di
tutto il dispositivo di intervento sanitario. Opera in
collegamento con il medico coordinatore della centrale
operativa 118, si coordina con il referente sul campo
del soccorso tecnico (VVF) e con quello delle forze di
Polizia.
DSM-IV.
Diagnostic and Statistical Manual of mental disorder,
American Psychiatric Association - Manuale diagnostico
statistico dei disturbi mentali, 1994.
Funzioni di supporto.
Modalità organizzativa in cui si articolano i vari
settori di attività e di riferimento all'interno dei
centri di coordinamento istituiti in emergenza. Per ogni
funzione di supporto si individua un responsabile che,
relativamente al proprio settore, in situazione
ordinaria provvede all'aggiornamento dei dati e delle
procedure ed in emergenza coordina gli interventi.
Funzione 2.
Funzione 2 - Sanità umana, veterinaria e di assistenza
sociale - attivata a livello di centri di coordinamento
operativi in emergenza (DICOMAC, CCS, COM, CCC).
Ospedali da campo.
Dispositivi di intervento composti da uomini e mezzi in
grado di assicurare alle vittime della catastrofe un
livello di cure intermedio tra il primo soccorso ed il
trattamento definitivo.
Offrono la possibilità di effettuare interventi
chirurgici di urgenza, assistenza intensivistica
protratta per più ore e degenza di osservazione
clinica. Sono sinonimi di Centro medico di evacuazione (CME).
(PMA) Posto medico avanzato.
Dispositivo funzionale di selezione e trattamento
sanitario delle vittime, localizzato ai margini esterni
dell'area di sicurezza o in una zona centrale rispetto
al fronte dell'evento. Può essere sia una struttura
(tende, containers), sia un'area funzionalmente deputata
al compito di radunare le vittime, concentrare le
risorse di primo trattamento e organizzare l'evacuazione
sanitaria dei feriti.
Triage.
Processo di suddivisione dei pazienti in classi di
gravità in base alle lesioni riportate ed alle
priorità di trattamento e/o di evacuazione. |