Ci sono voluti più di due anni, a partire dal febbraio del 2010 perché il disegno di legge sulle protesi mammarie diventasse legge con la pubblicazione in Gazzetta il 27 giugno 2012( vedi apposita sezione). L’attenzione si è concentrata soprattutto sul divieto di "rifacimento" del seno (per ragioni solo estetiche) alle minorenni e sulla istituzione di un Registro degli impianti protesici che ne garantisca la «tracciabilità» (e permetta una miglior sorveglianza clinica e epidemiologica). Ma nella nuova legge c’è di più. Per la prima volta si chiarisce che la chirurgia plastica e ricostruttiva, almeno per quanto riguarda il seno, non può essere fatta da un qualsiasi laureato in medicina e chirurgia, come è stato finora, ma solo da chi è in possesso di alcune specializzazioni. Quella in chirurgia plastica, come è ovvio, ma anche in chirurgia generale, e ancora: in ginecologia e in chirurgia toracica.
«Questa legge rappresenta un compromesso, tra chi voleva che non fossero posti limiti di specializzazione - e ricordo che in Italia tutti i medici possono fare tutto, e che solo per poche specialità, come anestesia e radiologia, ci vuole una specifica specializzazione - e chi invece voleva restringere il campo ai soli chirurghi plastici - ammette Michele Pascone, presidente della Sicpre, la Societa italiana di chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica -. Comunque, la nuova normativa è già un passo avanti in un settore in cui di regole c’è molto bisogno e farà anche chiarezza sul numero di impianti eseguiti, che finora si è calcolato approssimativamente». Va però detto che la legge precisa che i medici non in possesso delle specializzazioni citate possono continuare ad applicare protesi mammarie purché abbiano svolto "attività chirurgica equipollente nei precedenti cinque anni". E anche qui qualche dubbio viene.
Che cosa si intende con precisione per equipollente? «Basterà - si chiede il chirurgo plastico Paolo Santanchè - dimostrare che nell’ultimo lustro si è impiantata qualche protesi? Ma è l’intera legge che mi lascia perplesso. Cosa dà in più rispetto al passato? Anche adesso era un obbligo consegnare al paziente la cartella clinica con tutte le informazioni sulla protesi: produttore, marca, modello, dimensioni, numero di lotto e di serie». «E poi mi chiedo: - prosegue - e se qualcuno farà il furbo e continuerà ad impiantare protesi senza le qualifiche richieste - sulle quali ci sarebbe da discutere - che contromisure, legali, si prenderanno?». «La legge - che tengo a dire è un’ottima iniziativa, non prevede nulla di specifico - interviene Giuseppe Scaramuzza, coordinatore ndel Tribunale del malato-Cittadinanzattiva -. Vale la legislazione generale: si possono configurare, a carico del medico senza le specializzazioni richieste, i reati di truffa, eventualmente di falso ideologico e, in caso di guai, di lesioni colpose».
Confermano all’Ufficio legale Fnom, la Federazione degli Ordini dei medici: «La normativa è nuova e non c’è giurisprudenza; comunque, se c’è raggiro si può effettivamente pensare al reato di truffa e se c’è menzogna al falso ideologico. La legge prevede, poi, se si operano minorenni, una sanzione di 20mila euro e la sospensione dalla professione per tre mesi». «Il merito di questa legge - conclude Francesco D’Andrea, tesoriere della Sicpre - è quello di aver messo dei "paletti", su chi può impiantare le protesi, e sull’a chi, e con che cosa eseguire l’impianto, visto che nel Registro compariranno, sia pure in forma anonima (a tutela della privacy), tutte le persone che hanno ricevuto una protesi mammaria e le caratteristiche degli impianti. Quindi, in caso di guai, sarà compito della Direzione generale del farmaco e dei dispositivi medici, che tiene il Registro, attivarsi, segnalando il caso alle strutture sanitarie dove sono stati eseguiti gli impianti, in modo che si rintraccino i pazienti attraverso il numero di codice. Una "trafila" che non si poteva seguire altrettanto facilmente con le semplici cartelle cliniche».
Il tutto potrebbe poi portare a un ulteriore controllo sul chi, inteso come medico operatore. «Il fatto che dell’intervento, attraverso la registrazione della protesi, resti una traccia - sottolinea D’Andrea - farà sì che, almeno per le protesi al seno, emerga il sommerso della chirurgia estetica. Non sarà semplice farsi pagare in nero e si ridurranno le pratiche scorrette». A meno d’essere pazienti molto sprovveduti che incappano in persone decise a infrangere le leggi.
23 Luglio 2012